IL BAULE DA MARINAIO
Uno dei romanzi per ragazzi più celebri è senza dubbio L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson. Il romanzo incarna l'immaginario collettivo delle azioni piratesche, in cui i protagonisti sono capitani con gambe di legno e pappagallo sulla spalla, i luoghi sono isole tropicali e le mappe del tesoro hanno il punto di sepoltura segnato con una "X"; anzi, fu grazie proprio a questo romanzo che poi l gli stereotipi sulle "storie di pirati" divennero quelli elencanti precedentemente.
Il romanzo venne pubblicato a puntate tra il 1881 e il 1883 e inizialmente non ebbe molto successo, ma una volta che venne ripubblicato sotto forma di libro ottenne enorme popolarità, con ottime critiche sia da parte del pubblico che della critica.
Stevenson aveva circa trent'anni al momento della pubblicazione e fu sicuramente influenzato dai sui familiari durante la stesura del racconto: infatti ciascuno di loro diede suggerimenti riguardo la storia (il figliastro Lloyd fu colui che diede l'idea di base del romanzo, infatti stava dipingendo all'acquerello una mappa del tesoro su un'isola di fantasia).
PERCHE' UNA STORIA DI PIRATI?
Il lettore del blog potrebbe chiedersi (a pieno diritto) il perché di una citazione letteraria all'interno di un blog riguardante i contenitori, la loro storia e le loro funzioni.La risposta è semplice: un 'intero capitolo del libro descrive un oggetto importante della vita quotidiana, il baule. Il quarto capitolo del libro (il cui nome è proprio "Il baule da marinaio"), infatti, racconta gli avvenimenti che ruotano intorno l'apertura del baule appartenuto ad un pirata morto in un ostello poco fuori Bristol.
E' curioso scoprire attraverso la lettura del capitolo quanto un tempo il baule rappresentasse all'unisono l'oggetto in cui nascondere i propri beni più cari, ma anche quelli più comuni, rimanendo al tempo stesso abbastanza compatto da essere trasportato con una certa facilità. Al giorno d'oggi sarebbe impossibile immaginare un uso così vario di un oggetto, visto che si tende sempre di più verso la specializzazione delle funzioni: per ogni funzione esiste un oggetto ben specializzato non intercambiabile, trascurando qualche rara eccezione.
Ecco qui un "excerpt" tratto dal quarto capitolo del romanzo:
Lui era lì come l’avevamo lasciato, con la schiena sul pavimento, gli occhi spalancati, e un braccio proteso.
«Tira giù la persiana, Jim» bisbigliò mia madre, «potrebbero arrivare e vederci dal di fuori.» «E ora» aggiunse appena io ubbidii «dobbiamo trovargli la chiave che ha indosso, e io non so chi di noi due lo vorrà toccare!»
[...]
«Su, Jim» riprese lei «quella chiave.»
«Su, Jim» riprese lei «quella chiave.»
Frugai le sue tasche, una dopo l’altra. Alcuni spiccioli, un ditale, un po’ di refe, due grossi aghi, un rotolo di tabacco morsicato in cima, il suo coltello dal manico ricurvo, una bussola tascabile, e un acciarino: nient’altro saltò fuori. Cominciavo a disperare.
«Forse al suo collo» suggerì mia madre.
Superando un’acuta ripugnanza, lacerai la camicia attorno al collo; e lì, attaccata a un pezzo di spago incatramato, che tagliai col suo stesso coltello, trovammo la chiave. Incoraggiati da questa vittoria balzammo di corsa al piano di sopra, nella piccola stanza dove per tante notti lui aveva dormito e dove il suo baule non era stato mosso dal giorno del suo arrivo. Era all’apparenza uno dei soliti bauli marini, con sul coperchio impressa a fuoco l’iniziale «B», e gli spigoli ammaccati e consumati dal lungo e aspro uso. «Dammi la chiave» disse mia madre. E malgrado la serratura fosse dura, aprì in un batter d’occhio, e alzò il coperchio. Un acuto odore di tabacco e di catrame si sprigionò dall’interno, ma nulla comparve all’infuori di un ottimo abito completo, diligentemente spazzolato e piegato, che, al dire di mia madre, non era mai stato indossato. Al disotto cominciava la confusione: un quadrante, un vaso di latta, alcuni rocchi di tabacco, due belle paia di pistole, una barra d’argento, un vecchio orologio spagnolo e parecchie altre cianfrusaglie di scarso valore, quasi tutte di provenienza straniera; un paio di bussole montate in rame e cinque o sei curiose conchiglie delle Indie Occidentali, a proposito delle quali più volte dopo d’allora mi accadde di domandarmi perché se le portasse dietro nella sua errabonda criminosa e perseguitata esistenza.
Nulla fin qui di qualche valore, eccetto l’argento, e quei gingilli; e nulla che in qualche modo rispondesse alle nostre aspettative. Sotto c’era un vecchio cappotto da marinaio sbiancato dalla salsedine in più d’una taverna di porto di mare. Con impazienza mia madre lo tolse via, ed ecco in fondo al baule un pacchetto avvolto in tela cerata, che pareva contenere carte, e un sacchetto di tela che, urtato, rispose con un tintinnio d’oro.
NOTA BIOGRAFICA SU STEVENSON
Robert Louis Stevenson (Edimburgo 1850 - Vailima 1894) è stato uno scrittore e drammaturgo inglese. Era figlio di Thomas Stevenson, noto ingegnere edile specializzato nella costruzioni di opere pubbliche.
La salute di Stevenson è sempre stata cagionevole, cosa che l'ha obbligato ad effettuare viaggi alla ricerca di climi buoni per la cura della salute; proprio durante i lunghi viaggi egli trovava il tempo per scrivere i suoi capolavori, spesso orientati a temi per ragazzi o di avventura, ma altre volte primissimi esempi (fu secondo solo a Mary Shelley e ad Edgar Allan Poe) di romanzi e racconti thriller-horror.
Il tema del doppio è fondamentale per Stevenson, il buono e il cattivo come ne "L'isola del tesoro" o "Lo strano caso del dottor Jeckill e del signor Hyde". Anche il tema del mare (o più generalmente del viaggio) è assai caro all'autore, che come detto prima, vi ha dedicato molta della sua produzione.
Proprio in viaggio termina la storia di Stevenson: egli muore nel 1894 su un'isola dell'Oceano Pacifico mentre scriveva il suo ultimo romanzo di avventura.


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